Il visto è abolito dal 2024: c'è l'eTA. Documenti, minori, febbre gialla e malaria, con la differenza tra obbligo d'ingresso e raccomandazione medica.
Il visto per il Kenya non esiste più dal 1° gennaio 2024: al suo posto c'è l'eTA, un'autorizzazione elettronica che si chiede prima di partire. È la cosa che confonde di più chi mi scrive, insieme alle vaccinazioni: Kenya significa febbre gialla obbligatoria? Malaria? Niente del tutto? Sono due domande diverse, con risposte diverse.
Qui ho messo in fila solo quello che è verificabile su fonti ufficiali: Viaggiare Sicuri della Farnesina, il portale eTA keniota, il CDC, il Ministero della Salute. Non sono un medico e questo non è un consiglio medico: è materiale per arrivare preparato dal tuo medico e sul sito giusto.
Il visto è stato abolito: dal 2024 serve l'eTA
La Farnesina lo scrive senza giri di parole: «Dal primo (1) gennaio 2024, non viene più richiesto il visto: occorre, tuttavia, ottenere un'autorizzazione all'ingresso (eTA), prima di iniziare il proprio viaggio».
Quindi niente ricerche su "visto Kenya" e niente ambasciata. L'eTA si chiede online e riguarda tutti, adulti e bambini. Secondo la Farnesina è valida per un solo viaggio e si può richiedere fino a tre mesi prima della partenza; le ambasciate del Kenya a Roma e a Vienna aggiungono che, una volta emessa, dà novanta giorni di tempo per entrare nel Paese.
Due cose pratiche. Secondo l'Ambasciata d'Italia a Nairobi la domanda richiede anche i riferimenti di volo e alloggio: conviene farla a prenotazioni fatte. E una volta approvata, la copia — cartacea, digitale o sull'app — va mostrata due volte: al punto di partenza e al controllo di frontiera. Serve anche il biglietto aereo di andata e ritorno.
Il sito ufficiale è uno solo: le domande fatte altrove vengono rifiutate
L'unico sito valido è etakenya.go.ke. La Farnesina scrive che «tutte le richieste compilate su un sito diverso da quello suindicato, verranno automaticamente rifiutate». E aggiunge la frase che dovrebbe far drizzare le antenne: «Ove, invece, la richiesta venisse rifiutata, non sarà possibile effettuare il viaggio».
Se cerchi "eTA Kenya" trovi una fila di siti dall'aspetto istituzionale, col modulo già pronto: sono intermediari privati, servizi a pagamento che nel peggiore dei casi raccolgono una domanda destinata al rifiuto. La regola è banale: se l'indirizzo non finisce in .go.ke, non è il governo keniota. Per l'assistenza, il riferimento ufficiale è support-kenya@govtas.com.
Quanto costa l'eTA: la tariffa ufficiale, e perché va verificata
Qui devo essere onesta: è il dato più scivoloso dell'articolo. La tariffa dell'eTA non è pubblicata in modo stabile da nessuna fonte ufficiale. La vedi solo al momento del pagamento.
La Farnesina indica «circa 30 Euro», ma la cronologia della scheda dice che quella sezione è ferma a dicembre 2023. Le FAQ del portale ufficiale parlano di un importo che parte da 30 dollari, con una cifra più alta per il servizio urgente. Prendilo per quello che è, un ordine di grandezza, e verifica il totale su etakenya.go.ke quando fai la domanda: è la tariffa di un ente pubblico, può cambiare, e nessuno dei siti che la ripetono in giro è una fonte affidabile.
Tempi, passaporto, minori: le cose che si sbagliano davvero
Sui tempi: la Farnesina parla di circa tre giorni lavorativi per il rilascio, ma il portale ufficiale e il Foreign Office britannico raccomandano di muoversi almeno due settimane prima. Tre giorni lavorativi sono una media dichiarata, non una garanzia: chi la chiede il giovedì prima di partire poi mi scrive nel panico. Falla appena hai il volo.
Sul passaporto: validità residua di almeno sei mesi e pagine bianche. Qui le fonti non coincidono — la Farnesina ne chiede almeno una intera, il Foreign Office britannico due. Nel dubbio controlla di averne due. E non è un cavillo: senza pagina bianca, avverte la Farnesina, «i viaggiatori potrebbero non essere accettati nel Paese e fatti rientrare in Italia con il primo volo utile».
Sui minori: l'eTA serve anche a loro, neonati compresi, e non esiste esenzione per età. La Farnesina scrive che «anche per i minori sussiste tale obbligo» e invita le famiglie a registrarsi come gruppo; l'Ambasciata del Kenya a Roma precisa che per gli under 18 la compila il genitore o il tutore. È una delle cose che si scoprono tardi, quando ormai si è fatto tutto per gli adulti.
Infine il timbro: all'arrivo te ne viene apposto uno con la durata del soggiorno concessa. La Farnesina consiglia di dichiarare il periodo effettivo e di controllarlo, perché la proroga si ottiene solo presso gli uffici dell'immigrazione e «le sanzioni per il mancato rispetto di tale procedura possono arrivare anche all'arresto». Guardalo prima di allontanarti dal banco.
Vaccinazioni Kenya: obbligo e raccomandazione non sono la stessa cosa
È l'equivoco che genera metà delle domande che ricevo. Esistono due cose completamente diverse:
- L'obbligo d'ingresso è una regola di frontiera. Riguarda un solo vaccino — la febbre gialla — e non dipende da dove vai in Kenya: dipende da da dove arrivi. Se non lo rispetti, il problema ce l'hai al controllo passaporti.
- La raccomandazione medica è un'altra faccenda: non te la chiede nessuno al gate. È una valutazione che riguarda te, la tua storia clinica e dove andrai davvero — e la fa il tuo medico, non un sito di safari.
Chi scrive "in Kenya non serve nessuna vaccinazione" è impreciso; chi scrive "serve la febbre gialla" ti spaventa a vuoto. La verità sta in mezzo — e sulle vaccinazioni non obbligatorie la Farnesina rimanda al «proprio Medico / Centro Vaccinale di riferimento».
Febbre gialla: l'obbligo dipende dallo scalo, non dal safari
La Farnesina è precisa: la vaccinazione è «obbligatoria [...] per i viaggiatori provenienti da un Paese in cui la malattia è a rischio trasmissione, anche nel caso di solo transito aeroportuale, se questo è superiore alle 12 ore ed in ogni caso se si lascia l'aeroporto di scalo (es. transito all'aeroporto di Addis Abeba)».
Leggila due volte, perché è il dettaglio che frega gli italiani. Chi parte dall'Italia con un volo diretto, o con uno scalo breve in un Paese non a rischio, non ha alcun obbligo vaccinale. Ma la Farnesina cita esplicitamente Addis Abeba, una delle rotte più usate dall'Italia. Se lo scalo supera le 12 ore, oppure se esci dall'aeroporto, l'obbligo scatta. Non è il safari che te lo fa scattare: è il biglietto aereo. Guarda l'itinerario prima di prenotare, non dopo.
Poi c'è la raccomandazione medica, che è un discorso a parte. Il CDC raccomanda il vaccino a chi va in Kenya con alcune eccezioni geografiche: Nairobi città, le contee dell'ex Provincia Nord-Orientale (Mandera, Wajir, Garissa) e quelle dell'ex Provincia Costiera — Kilifi (Malindi compresa), Kwale, Lamu, Mombasa, Tana River — con l'esclusione esplicita di Taita-Taveta. Tradotto: secondo il CDC, restare sulla costa e andare nell'entroterra o nei parchi non sono la stessa cosa. Resta una raccomandazione, non un obbligo d'ingresso: portala al tuo medico o a un Centro di Medicina dei Viaggiatori e lascia decidere a loro.
Malaria: quello che dicono davvero le fonti
La Farnesina dice che è presente «nella zona costiera, nelle aree prossime al Lago Vittoria e in alcuni parchi, soprattutto durante la stagione delle piogge (marzo-giugno, ottobre-novembre) e immediatamente dopo», e consiglia «in ogni caso, dietro parere medico, una profilassi preventiva».
Il CDC è più netto: area a rischio tutto il territorio sotto i 2.500 metri, parchi inclusi, con l'eccezione della parte centrale e urbanizzata di Nairobi. Il Kenya turistico sta quasi tutto sotto quella quota. Quindi diffida di chi ti dice con leggerezza che "ormai la malaria non c'è più": non è quello che dicono le fonti.
Qui mi fermo, e lo faccio apposta. Non nomino farmaci e non ti dico se la profilassi ti serve o no. Dipende da te, dal periodo, dalla tua storia clinica, e lo decide un medico — la Farnesina stessa rimanda alla propria ASL. La cosa utile che posso dirti è di andarci per tempo, non la settimana prima. E se compaiono febbre alta, dolori alle ossa o sintomi influenzali, si consulta subito un medico, «evitando di ricorrere ad antibiotici generici».
Le altre vaccinazioni raccomandate
Attenzione a come è scritta la scheda, perché il dettaglio conta: la Farnesina consiglia epatite A e B, difterite, tetano, polio e pneumococco «previo parere medico, e per lunghi periodi di permanenza». Non è una lista da spuntare per due settimane di vacanza: è materiale da discutere col medico, che peserà anche quanto ti fermi. Il CDC, da parte sua, raccomanda il tifo alla maggior parte dei viaggiatori.
Il punto poco noto, da portare al medico: il Kenya è tra i Paesi per cui il Ministero della Salute e l'OMS raccomandano una dose di vaccino antipolio inattivato (IPV) tra le 4 settimane e i 12 mesi prima del viaggio, con il Certificato Internazionale di Vaccinazione al seguito. Sulle misure Covid, invece, dal 9 maggio 2023 le autorità keniote le hanno rimosse per chi arriva.
L'assicurazione sanitaria: qui la Farnesina è brutale
Se dovessi salvare una sola riga dell'articolo, salverei questa. Testo ufficiale: «I costi delle cure, di livello europeo, e degli eventuali rimpatri sanitari, sono elevatissimi. Le strutture medico-ospedaliere richiedono tassativamente, ancora prima dell'accettazione, anche per interventi di emergenza, la garanzia di copertura delle spese di degenza».
La stessa scheda precisa che i pazienti sono dimessi soltanto dopo il pagamento completo delle spese. Non è una spinta a comprare qualcosa: è una regola di funzionamento degli ospedali. Prima ti chiedono chi paga, poi ti prendono in carico. Una polizza che copra spese mediche e rimpatrio aereo sanitario non è un accessorio in fondo alla lista: è il documento che ti fa entrare in ospedale.
Quello che non puoi portare a casa
Sembra folklore, invece è diritto penale. La Farnesina: «È severamente proibito importare e esportare i seguenti articoli e loro derivati: avorio, corno di rinoceronte, tartaruga marina, coralli, madrepore e pelli di rettili. Il solo possesso di questi articoli costituisce reato ed è punito con pene severissime». E raccomanda «la massima attenzione anche in fase di transito aeroportuale» sul possesso di monili d'avorio e di conchiglie.
Quindi la conchiglia raccolta sulla spiaggia e infilata in valigia non è un souvenir: è un rischio, anche in transito. Per esportare conchiglie, animali vivi, insetti o piante servono le verifiche del caso ed eventualmente un permesso del Kenya Wildlife Service.
In sintesi
eTA sul sito ufficiale e con anticipo; passaporto con sei mesi di validità e due pagine bianche; l'eTA anche per i bambini; l'obbligo febbre gialla che dipende dallo scalo e non dal safari; il resto — malaria compresa — è materia da medico, non da blog. E un'assicurazione vera. La Farnesina consiglia anche di segnalare il viaggio su dovesiamonelmondo.it.
Tutto quello che ho scritto viene da Viaggiare Sicuri e dai portali ufficiali, ma sono informazioni che cambiano: prima di partire fai un ultimo giro su Viaggiare Sicuri e su etakenya.go.ke. Se vuoi capire chi sono e perché sto qui, te lo racconto qui; se hai già le date in mano e vuoi ragionare sui safari che organizzo, scrivimi.
Domande frequenti
Serve il visto per il Kenya?
No. Dal 1° gennaio 2024 il visto è stato abolito e sostituito dall'eTA, un'autorizzazione elettronica da richiedere prima di partire sul sito ufficiale etakenya.go.ke. Serve a tutti, minori compresi. La Farnesina precisa che le richieste presentate su siti diversi da quello ufficiale vengono automaticamente rifiutate e che, se la richiesta viene rifiutata, non sarà possibile effettuare il viaggio.
Ci sono vaccinazioni obbligatorie per il Kenya?
Se parti dall'Italia con volo diretto o con uno scalo breve in un Paese non a rischio, non c'è alcun obbligo vaccinale d'ingresso. L'unico obbligo possibile è la febbre gialla, e scatta per provenienza o transito da un Paese a rischio trasmissione: la Farnesina precisa «anche nel caso di solo transito aeroportuale, se questo è superiore alle 12 ore ed in ogni caso se si lascia l'aeroporto di scalo». Altra cosa sono le vaccinazioni raccomandate dal punto di vista medico: quelle le valuta il tuo medico, non la frontiera.
Quanto costa l'eTA per il Kenya?
Nessuna fonte ufficiale keniota pubblica la tariffa in modo stabile: compare solo al momento del pagamento. La Farnesina indica «circa 30 Euro», ma quella sezione della scheda è ferma a dicembre 2023; le FAQ del portale ufficiale parlano di un importo che parte da 30 dollari, con una cifra più alta per il servizio urgente. Prendilo come ordine di grandezza e verifica il totale su etakenya.go.ke quando fai la domanda: è la tariffa di un ente pubblico e può cambiare.
Quanto tempo prima si richiede l'eTA?
La Farnesina indica circa tre giorni lavorativi per il rilascio, ma il portale ufficiale e il Foreign Office britannico raccomandano di presentare la domanda almeno due settimane prima della partenza. Si può richiedere fino a tre mesi prima della data prevista di viaggio. Il consiglio pratico: falla appena hai il volo confermato, non l'ultima settimana.
Serve l'eTA anche per i minori?
Sì, l'eTA è obbligatoria anche per i bambini e i neonati: non esiste alcuna esenzione per età. La Farnesina scrive che «anche per i minori sussiste tale obbligo» e invita le famiglie a registrarsi come gruppo; l'Ambasciata del Kenya a Roma precisa che per gli under 18 la domanda la compila il genitore o il tutore. È l'errore più comune: si fanno le pratiche per gli adulti e ci si accorge tardi dei figli.
Profilassi antimalarica: che fare?
Non posso dirtelo io, e diffida di chi lo fa. La Farnesina consiglia una profilassi preventiva dietro parere medico e rimanda alla propria ASL; il CDC considera area a rischio tutto il territorio sotto i 2.500 metri, parchi inclusi, con l'eccezione della parte centrale e urbanizzata di Nairobi. La decisione, e l'eventuale farmaco, spettano al tuo medico o a un Centro di Medicina dei Viaggiatori: rivolgiti a loro con anticipo.
Posso portare a casa conchiglie o coralli?
No, ed è più serio di quanto sembri. La Farnesina scrive che è severamente proibito importare ed esportare avorio, corno di rinoceronte, tartaruga marina, coralli, madrepore e pelli di rettili, e che il solo possesso costituisce reato punito con pene severissime. Raccomanda la massima attenzione anche in fase di transito aeroportuale, conchiglie comprese.


